I fiori politici

Foglio di sala solo per introdurre i miei disegni

di Cinzia Ortali

Dieci disegni da una serie aperta intitolata “I Trionfi”, pennarelli acrilici su carta quadrettata in pollici, cm 30.5 x 44.8, 2026.

Primo stimolo: una bandiera Il primo stimolo, di matrice esterna, nasce dall’invito a prendere parte a Le belle bandiere, un progetto curato da Gino Gianuizzi il cui titolo omaggia la celebre poesia di Pier Paolo Pasolini contenuta nella raccolta Poesie in forma di rosa. Decine di artisti sono stati chiamati a ideare un grande vessillo (150 x 240 cm) destinato a sventolare dalle mura perimetrali del vecchio faro di Ancona, nel Parco del Cardeto. Per questa occasione, ho scelto di recuperare la grafica a bassissima risoluzione di quegli schemi e disegni di imparaticci che mi apprestavo a riordinare. Attraverso l’uso esclusivo del verde, del bianco e del rosso disposti in una composizione tripartita orizzontale, il tricolore non viene rievocato come simbolo di un’appartenenza geopolitica o territoriale, bensì come espressione di un’identità intellettuale e comunitaria: quella società ideale, solidale e interamente femminile teorizzata all’alba del XV secolo da Christine de Pizan nel suo illuminante capolavoro, La città delle dame.

Secondo stimolo: I trionfi L’altro impulso, parallelo e indipendente, risiede nella volontà di celebrare gli sciagurati  trionfi d’amore e, tra questi, il mito di Adone. Anti-eroe per eccellenza: passa gran parte del tempo a dormire, è un cacciatore, verrà sbranato dalla sua preda.

Adone è un giovane ignaro della propria insuperabile bellezza, che cade vittima dell’ostinazione di Venere e delle insidie d’Amore. La sua parabola si compie in una metamorfosi circolare: nato dal tronco di Mirra, muore sbranato da un cinghiale – anch’esso ferito e accecato da una freccia di Cupido – per poi ritornare al regno vegetale, trasfigurandosi nel delicato fiore dell’anemone.

In questo punto di intersezione, i dieci disegni si offrono come frammenti di una speculazione in pieno divenire. La rigida griglia ortogonale dell’imparaticcio – storicamente perimetro di un’educazione silente e domestica – tenta un riscatto, vuole essere la struttura stessa del pensiero: una griglia geometrica che agisce al tempo stesso come limite formale e come infinita possibilità di riscrittura e libertà espressiva. 

Pubblicato da Cinzia Ortali

Artista visiva e insegnante di disegno

Lascia un commento